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Youth of Tuzla

Data: 28 Giu 2009 21:00

Luogo: Collecchio (PR)

Indirizzo: Parco Nevicati

Organizzato da: Associazione Culturale Pereira

Categoria: Documentario

Problemi ed opportunità delle giovani generazioni bosniache a 13 anni dalla fine della guerra

Partecipano:
- Matteo Pasi, Associazione Culturale Pereira, autore del documentario
- Massimo Venieri, Associazione Culturale Pereira, autore del documentario
- Elvira Mujcic, scrittrice di Srebrenica, autrice di "E se Fuad avesse avuto la dinamite?" e "Al di là del caos. Cosa rimane dopo Srebrenica”

 

Youth of Tuzla

60', Italia, 2008
Realizzato da Matteo Pasi, Massimo Venieri, Stefano Zanotti
In collaborazione con Kuca Plamena Mira

Tuzla, Bosnia Erzegovina, è la città della tolleranza e del dialogo, in cui lingue, culture e religioni diverse nei corso dei secoli hanno potuto incrociarsi e conoscersi reciprocamente. Durante il conflitto in Bosnia i tre principali gruppi etnici - mussulmani, serbi ortodossi e croati cattolici - decisero di non fare la guerra tra loro ma di collaborare per difendere unitariamente la città dal nemico esterno. Insieme nella lotta, ma anche nel lutto.

La granata serba che il 25 maggio 1995 uccise 71 persone, perlopiù giovani, che stavano festeggiando la fine della guerra in una delle piazze centrali della città, non fece distinzioni. Le vittime giacciono insieme, nel piccolo cimitero del parco "Slana Banja" e solo un piccolo simbolo sulle lapidi ne distingue l’origine etnica e religiosa.

L’unità è il primo passo per lasciarsi alle spalle la pesante eredità del passato e provare a dare un futuro diverso al paese. Motore e anima del cambiamento saranno le giovani generazioni, con tutte le difficoltà che esse incontrano, non solo in Bosnia Erzegovina, per affermare le proprie aspirazioni.

Ed è proprio dei giovani che parla questo documentario. Dei loro problemi, dei loro dubbi e degli ostacoli che affrontano quotidianamente. Della loro insofferenza e della loro disillusione di fronte ad un mondo che ancora pare abbia paura di cambiare, nonostante gli sforzi e il coraggio profusi. Ma è anche il documentario dei loro sogni che si schiudono, delle possibilità, dei lenti ma inesorabili passi verso un futuro migliore.

Attraverso una serie di interventi di rappresentanti di istituzioni (Municipalità di Tuzla, Ambasciatore Italiano), di enti per lo sviluppo economico (Nerda, Bit Center, Fipa, Camera di Commercio Italo-Bosniaca), del mondo associativo (Casa della Fiamma della Pace, Telex, Youth of Tuzla Association,) ed educativo (Istituto Elettrotecnico) o ascoltando direttamente il parere di imprenditori, musicisti e artisti in erba, si è cercato di evidenziare le grandi potenzialità presenti, ma anche i limiti imposti alla popolazione giovanile della città, esempio significativo di tutta l’attuale società bosniaca.

Il brulicare nelle pittoresche strade del centro, i ragazzi che bevono caffé e fumano nei bar di Piazza del sale, a fianco della Fontana della Pace, il cui mosaico è dono della Provincia di Ravenna, le acque salate del lago Pannonico, le statue di due tra i più noti artisti balcanici, lo scrittore Mesa Selimovic e del pittore Ismet Mujezinovic, nati e vissuti qui: sono le immagini di una città attiva e vivace, in cui da sempre si è cercato di valorizzare creatività e talento. Ma dietro le voci, i colori, i suoni festosi del centro cittadino, si delinea una realtà più complessa e profonda che emerge fermandosi ad ascoltare i racconti della gente. La disoccupazione si attesta intorno al 40% e colpisce in particolare le generazioni più giovani. La mancanza di prospettive concrete per il futuro determina il desiderio di "fuggire" lontano: un’aspirazione duramente frustrata dalla "questione-visti", che crea un senso di claustrofobia e imprigionamento, di fatto impedendo di uscire dal Paese non necessariamente per cambiare vita o abbandonare un passato insopportabile, ma anche solo per trascorrere un periodo tempo in un altro Stato. Sullo sfondo rimane poi il tema dei rifugiati nei campi profughi, come quello di Mihatovici, nei quali le persone che vi ci abitano, oltre ad aver già perso la propria casa ed i propri cari, sembrano destinati a dover perdere anche la speranza di un risarcimento materiale e morale per ciò che hanno subito.

Per uscire dallo stato di apatia e indolenza in cui è caduta e ricominciare a correre verso il futuro, la città di Tuzla volge lo sguardo verso le opportunità offerte dalla cooperazione e dalle relazioni internazionali, in particolare in riferimento ai rapporti con le istituzioni di Ravenna e Bologna. "La Bosnia Erzegovina è in una fase cruciale...", afferma l’Ambasciatore Italiano intervenendo ad un convegno sulle politiche giovanili, "...sarà importante puntare sui giovani e sulla cooperazione per favorire una sua piena integrazione nell’Unione Europea".

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