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A Zvornik ho lasciato il mio cuore

Data: 19 Giu 2009 20:30

Luogo: Mantova

Indirizzo: Teatro Ariston

Organizzato da: Ars. Creazione e Spettacolo; in collaborazione con Fondazione Banca Agricola Mantovana, Fondazione “Umberto Artioli” Mantova Capitale Europea dello Spettacolo e Teatro Metropol di Tirana

Categoria: Teatro

Spettacolo teatrale di Abdulah Sidran, nell'ambito di "Il mondo alla rovescia - Festival TEATRO Arlecchino d'Oro 2009"

È l’inizio della sanguinosa guerra di Bosnia: i pogrom dei musulmani, le stragi, la pulizia etnica nelle città e nei villaggi lungo la Drina. Bande di criminali nazionalisti serbi dilagano oltre il fiume. Le bande di Arkan, le Tigri, quelle di Seselj, le Aquile Bianche, e quelle ebbre che Sidran mette in scena e muove insieme agli altri personaggi della piéce in un piccolo albergo a Zvornik, la città distesa lungo il grande fiume di confine.

Nella scena una camera, la reception, la lavanderia. Gli spazi e gli oggetti sono vissuti nella dimensione funzionale, non sono mai altro da quello che sono, fintanto che la follia della guerra non irrompe nella storia, cambiandone la funzione e facendoli diventare irriconoscibili.

L’autore legge il dramma dei conflitti balcanici con forte realismo ma senza rinunciare alla poesia. Abdulah Sidran, poeta, scrittore, sceneggiatore di Sarajevo, rimane nella sua città per tutto il massacrante assedio della capitale da parte delle truppe serbe, dall’aprile ‘92 all’inverno ‘95-‘96. Vive i quattro anni della blokada giorno dopo giorno, strage dopo strage, legato al destino della sua città e dei suoi abitanti.

Ambientare una storia a Zvornik non può che essere la metafora del martirio di un intero popolo. Zvornik che brucia è Sarajevo. Orrori e distruzioni, quando ci arrivano filtrati dai mezzi di comunicazione, perdono quella profonda assurdità che ha caratterizzato il conflitto a noi più vicino dalla seconda guerra mondiale. Il testo di Sidran fa nascere, invece, il desiderio di rappresentare la guerra e di viverla, anche per noi. Mettere in scena questo testo significa riconoscere il valore universale di una voce che non si schiera in favore di una parte ma che denuncia la guerra, questa come qualsiasi altra.

 

Regia: Federica Restani

Musiche: Aco Bocina

Assistente alla regia: Roberta Formilli

Scene: Gianluca Spaggiari

Con: Ema Andrea, Alert Celoaliaj, Marco Casazza, Adriano Evangelisti, Helidon Fino, Gentian Hazizi e con Devis Muka, Loredana Gjeci, Lina Muca, Erica Puddu, Lulzim Zeqja

Progetto integrato in Romanzo Balcanico di Piero del Giudice

Consulenza artistica: Gabriele Cremonini

Responsabile di produzione: Raffaele Latagliata